venerdì 25 maggio 2018

I Book Blogger salveranno la lettura?


C'è un mondo in cui frequentemente mi ritrovo in rete, ed è quello dei Book Blogger. I lettori appassionati che navigano conoscono questi amanti dei libri che hanno fatto del loro amore per la lettura un'attività, che in alcuni casi si avvicina a essere semi-professionale. Ma come nascono i Book Blogger? Molti iniziano attratti dall'idea di poter diventare recensori contattati dalle case editrici per leggere libri inviati gratuitamente. Quale lettore non sarebbe allettato da un'idea simile? Parecchi di quelli che incontro sui social sono davvero bravi e sanno curare il loro blog in maniera estremamente attenta. Altri, devo dire, cercano di affermarsi, ma non tutti possono dirsi talentuosi e la differenza si nota. I meno apprezzabili sono quelli invadenti e autoreferenziali. Diventano talmente ingombranti da indurmi a toglierli dal miei following. Non sopporto quelli che accanto a qualsiasi libro mettono la loro faccia.
Un passaggio decisivo che stanno compiendo i Book Blogger è quello di utilizzare in modo massiccio Instagram, che sta dando risultati particolarmente apprezzabili. Da utente, devo dire che questo social mi permette di fruire più velocemente della loro recensione, ma anche della sola copertina accompagnata da poche parole in grado di descrivere la trama. Spesso Instagram si trasforma in una porta d'accesso al blog vero e proprio, così da aumentare il portfolio dei propri follower, fulcro dei risultati necessari per diventare credibili nel Mare Magnum di Internet. 
Vorrei spendere qualche parola riguardo i più giovani che si dedicano a questa attività. Mi apre il cuore vedere che la lettura è ancora tanto amata da loro e che trovano modi fantasiosi, ma anche di alta qualità per traghettare le loro idee su trame, mostre e festival dei libri. Finché ci saranno giovani così il futuro della lettura non potrà che essere garantito.

giovedì 24 maggio 2018

Libri e musica per curare l'anima


Lunedì 28 maggio alle 18 non si terrà solo la presentazione del manuale che ho scritto, ma sarà un momento in cui ricordare un connubio che dura da quasi un decennio. Erano i primi anni in cui frequentavo l'università studiando letteratura e scoprendo la biblioterapia. Emiliano era un giovane ed estroso musicista ed io un infermiere che faceva il padre a casa e lo studente in università. Tenemmo il nostro primo spettacolo di lettura espressiva proprio nella biblioteca universitaria "A. Frinzi", in cui presenteremo il manuale, assieme a un gruppo di compagni di corso. Di anni ne sono passati e di cose ne abbiamo fatte tante. Emiliano è cresciuto e io sono invecchiato. Ma tant'è. Oggi siamo ancora attivi, io con i miei libri e lui con la usa arpa. Il collage nel video che vi presento vuole dimostrare una cosa importante: credere nell'arte vale sempre la pena.

mercoledì 23 maggio 2018

La figlia del boia (8)



Il mio amore per i romanzi storici mi ha condotto a questo libro che possiamo definire "senza infamia e senza lode". 
La trama è semplice, ma coinvolgente. A metà del Diciassettesimo secolo, in un paesino tedesco una serie di infanticidi spaventa la popolazione quando si nota sul corpo delle vittime un simbolo di stregoneria. La colpa ricade sulla levatrice del posto, che viene condotta in carcere con l'obiettivo di torturarla per farla confessare. Il boia del paese, convinto dell'innocenza della donna, inizia a indagare con l'aiuto di un giovane medico, innamorato di sua figlia. Ne usciranno intrighi e misteri degni di un giallo, ma verranno descritte anche paure immotivate che davvero nel passato hanno condotto a giustiziare donne innocenti solo per sedare l'ansia collettiva. La base storica del romanzo è solida in quanto i Kuisl sono una casata di boia da cui l'autore discende, i sistemi di tortura descritti sono autentici e alcune vicende di cui si parla sono realmente accadute. Il nucleo, ovviamente, è inventato.
Non lasciatevi ingannare dal titolo: il protagonista non è la figlia del boia, ma il boia stesso. Sua figlia ha un ruolo di "attrice non protagonista" che si muove in modo moderno in un mondo per soli uomini. Le vicende sono affascinanti, ma a questo libro manca qualcosa. Credo che sia privo di una scrittura piacevole e coinvolgente. E' certamente chiara, quasi non ci sono termini sconosciuti, se non quelli degli arnesi o dei luoghi del tempo, ma le metafore sono scarse e la linearità descrittiva priva il lettore di emozioni forti. Tuttavia rimane un buon libro, che non rapisce, ma neppure lascia delusi.

Consigliato agli amanti dei romanzi storici e a chi vuole approfondire la storia della "caccia alle streghe". 

martedì 22 maggio 2018

Ricerca su come e perché i libri di finzione rendono più intelligenti


Mentre chi utilizza la lettura come strumento di biblioterapia o mezzo educativo prosegue il proprio lavoro mettendo tutti i giorni in atto le potenzialità di ogni tipo di letteratura, studiosi di vario genere confermano le teorie su cui si basano tali attività e ne postulano di nuove. 
La fiction migliora le prestazioni cognitive? (qui il testo completo) è un lavoro di ricerca bibliografica di grande interesse per trovare conferma, non sempre scontata in ambito scientifico, che la lettura di opere di finzione possa giovare all'intelligenza e non essere una pura attività ludica. Stefano Calabrese, docente universitario, ci accompagna in un'esplorazione semplificata, anche se non sempre di facile comprensione, del mondo delle neuroscienze incrociate con quelle della narratologia, portando prove di efficacia derivanti da studi di diversa provenienza. 
Trova conferma in questo studio il fatto che la lettura di opere di finzione aumenti i livelli di empatia e favorisca l'intelligenza emotiva, così come sviluppi la capacità di problem solving. E non solo. Leggere aumenta la qualità di vita, affermazione che già di per sé dovrebbe indurre a favorire maggiormente la lettura nel nostro Paese, che si trova tra gli ultimi nelle classifiche mondiali (qui un sunto dell'ultimo rapporto Istat sulla lettura in Italia). Calabrese afferma che la lettura è una "palestra predittiva che (della vita) ne migliora la capacità progettuale": in poche parole, leggere aiuta ad allenarci per muoverci meglio nella vita reale.
Nella seconda parte del saggio, si afferma il grande valore del genere giallo e horror. Soprattutto il primo permette di attivare uno stato di suspance che diviene una forma di ansiolitico contro le paure del futuro, insegnando a decodificare tracce e prove, così da imparare ad anticipare ciò che ancora non si conosce. L'horror è più legato all'emozione e alla possibilità di trarne beneficio in considerazione del fatto che l'emozione è di fatto una predisposizione motoria all'azione, quindi prepara ad agire. 
Infine, con buona pace per i puristi della lettura, si afferma che la lettura di fiction è paragonabile per efficacia ai film. Non credo sia una cattiva notizia se si pensa a quanto si deve investire per realizzare un film e quanto "poco" serva per realizzare un libro. Rimangono esclusi dell'analisi i diversi fattori che fanno dei due media strumenti da utilizzare in modo completamente differente a seconda delle singole perculiarità.  

lunedì 21 maggio 2018

Biblioterapia per le coppie: "La versione di Barney"


Ogni settimana un post sarà dedicato a come, quando e perché utilizzare un libro in biblioterapia. Le domande suggerite sono per coloro che tengono laboratori di biblioterapia, ma anche per chi vuole utilizzarle da solo leggendo il libro. Attenzione: anche se in quantità moderata, contiene spoiler.


La difficoltà di parlare di dinamiche di coppia sta nella varietà di meccanismi che le sottintendono. La versione di Barney ci permette di osservarne più d'uno in quanto Barney ha avuto diverse mogli e si è ritrovato in situazioni differenti. 

Lo so che se fossi stato meno insensibile Miriam non se ne sarebbe andata. D'accordo, mea culpa. Ciò non toglie che continuare a difendermi dai suoi giudizi mi sembra sbagliato.

Barney nel libro parla in prima persona e pone un punto di vista maschile e maschilista. Non per questo è privo di sensibilità:

C'è stato un tempo in cui osavo sognare che Miriam e io, superati i novanta, saremmo spirati insieme, come Filemone e Bauci. E allora un munifico Zeus, con un lieve tocco del caduceo, ci avrebbe trasformato in due alberi vicini, coi rami che si sfiorano d'inverno, le foglie che si intrecciano a primavera.

Miriam è l'ultima moglie, la più amata, madre dei suoi figli e mai più dimenticata. Riesce sempre a far capitolare Barney e comprende i suoi bisogni. Ma non rinuncia a se stessa. Il punto di vista maschilista di Barney permette meglio di comprendere i limiti dei suoi atteggiamenti:

Il senso di colpa mi faceva oscillare tra aggressività e rimorso. Quando avevo bevuto abbastanza pensavo che in fondo non avevo fatto niente di male, e che l'errore semmai era stato di Miriam. Come aveva potuto pensare che fossi irreprensibile, estraneo alle tentazioni? Gli uomini non sono fatti così, ogni tanto sbandano, e io ero un uomo, no? Per averla tradita una volta sola in trentun anni mi sarei meritato una medaglia, non una predica.

L'umorismo di questo libro è semplicemente incredibile. Vengono prese in considerazione questioni non solo di coppia, ma anche riguardo l'amicizia, la paternità, la malattia e la morte. Sono questioni serie e non facili. Eppure Barney è irriverente e divertente al punto che leggendo ci si deve interrompere per terminare la risata che, di tanto in tanto, lascia senza fiato.
E' difficile non parteggiare per Barney, nonostante tutto.
Possiamo chiederci:

  • Poteva Barney essere diverso da com'era?
  • E' possibile aspettarsi un cambiamento nel partner quando si conoscono alcune peculiarità  caratteriali difficilmente modificabili? Ed è giusto pretendere tale cambiamento?
  • Fin dove ha senso trovare un compromesso?
  • Può l'amore non essere sufficiente per proseguire un rapporto di coppia? Oppure: può un rapporto dove c'è amore naufragare o neppure avere inizio?

L'argomento è vastissimo e servirebbero altri testi per toccare più punti. Ma questo splendido libro di Mordecai Richler se non farà ritrovare l'equilibrio di coppia, certamente regalerà splendide emozioni e tante risate.


venerdì 18 maggio 2018

La stanza di Giovanni (9+)



Ieri era la giornata contro l'omofobia. Credo che uno dei modi per sconfiggerla sia far provare empatia attraverso la lettura e poi parlarne. La biblioterapia è anche questo.

La stanza di Giovanni è un classico della letteratura americana e James Baldwin uno scrittore che ha saputo non solo affrontare la questione dell'omosessualità in un periodo in cui parlare di determinati argomenti era tutt'altro che facile, ovvero negli anni Cinquanta (la prima pubblicazione risale al 1956), ma anche proseguire la propria carriera di scrittore all'insegna della lotta per i diritti civili. Le due questioni per Baldwin non erano due problematiche divise, Parlare della libertà di scegliere e manifestare il proprio orientamento sessuale gli serviva a far comprendere la necessità di superare le leggi razziali e ad acquisire pienamente il titolo di cittadino. E viceversa.
Il libro parla di David, giovane americano a Parigi che conosce Giovanni, immigrato italiano che lavora in un bar equivoco. Tra i due nasce una storia d'amore che David non riesce a sostenere a lungo, pur coinvolto pienamente. La scrittura di Baldwin è incredibilmente poetica, affascinante e coinvolgente. Afferra e non ti molla più. A tratti appare satura di ossimori, ma sembra una sua peculiarità che nell'insieme non stona. Ho amato questo romanzo. E ho amato lo scrittore ancora di più quando ho scoperto che era un amico di Martin Luther King Jr. e di Malcom X. 

Consigliato a chi cerca di capire i desideri e le contraddizioni di chi scopre la propria omosessualità e a chi vuole leggere un libro senza riuscire più a staccarsene.

giovedì 17 maggio 2018

La Biblioterapia per i balbuzienti: studio qualitativo



Uno degli utilizzi della Biblioterapia è quello che riguarda il mondo della balbuzie. Più in particolare, uno studio dal titolo Qualitative analysis of bibliotherapy as a tool for adults whostutter and graduate students realizzato attraverso una ricerca qualitativa induttiva ha analizzato l'efficacia della Biblioterapia su due fronti: il primo riguarda persone con balbuzie e il secondo è centrato sugli specialisti che la curano. 
Un fattore spesso presente nelle persone con balbuzie è la componente emotiva e relazionale. E' spesso considerata scarsamente dagli specialisti mentre può avere un ruolo centrale nella cura del disturbo. Nello studio sono state realizzate sessioni di biblioterapia di gruppo e individuali per i pazienti utilizzando testi riguardanti persone che avevano avuto questo problema, il modo in cui lo avevano vissuto e affrontato. 
Gli specialisti dei disturbi del linguaggio che prendono in carico tale tipo di paziente lamentano la difficoltà professionale di considerare adeguatamente l'emotività dei pazienti che trattano, pur avendone studiato le caratteristiche nel percorso formativo universitario. Lo studio ha indagato come la lettura e la discussione in sedute di Biblioterapia di testi che riguardano persone con balbuzie possa essere un metodo per far comprendere loro questo aspetto, superando i limiti del nozionismo della formazione tradizionale.
Lo studio ha dimostrato che la Biblioterapia può essere considerata utile per trattare la parte cognitiva delle emozioni e favorire in questo modo la riduzione della balbuzie. Sull'altro fronte, gli specialisti del linguaggio attraverso i testi sono stati in grado di sviluppare empatia maggiore per i propri pazienti, migliorando la capacità di attivare una buona alleanza terapeutica.
Per concludere, faccio notare che mentre la Biblioterapia con le persone con balbuzie non è così frequente e studiata, è già stato dimostrato da altri studi come il suo utilizzo nella formazione sia efficace per comprendere aspetti non descrivibili dalle nozioni.